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24 dic 2017

Buon Natale con Rodari

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Gianni Rodari

1 dic 2017

È tutto in ordine, di Carla Pavone



«Vivo per strada, ai margini del mondo, perché dal mondo non mi aspetto più nulla. E al mondo, a chi come te si ferma su questa panchina sotto un caldo sole d’estate o nelle fredde brine d’inverno, sono ancora capace di regalare qualcosa.
Sono un cantastoria. Che dici? Si dice cantastorie? No, io sono un cantastoria, perché di storia ne ho solo una da raccontare. È una storia vera, s’intende, non una di quelle inventate che stropicciano i sogni. Ogni istante vissuto è stato un tocco di dita che ha fatto vibrare la corda della mia anima e il suo ricordo echeggia quelle emozioni. Se pensassi di tenerla solo per me, mi sentirei l’uomo più egoista di questa terra.
È una storia che ha dentro tutte le emozioni di questo mondo, dall’amore alla rabbia, dalla lucida ragione alla più pazza follia.
Cosa c’era che non andava in lei? Angelica era, semplicemente, un’assassina seriale.»

Puoi acquistarlo qui  o nelle principali librerie online
ISBN: 9788892696433









17 nov 2017

È tutto in ordine di Carla Pavone


Visto si stampi.
E che il 17 novembre porti fortuna...

«Vivo per strada, ai margini del mondo, perché dal mondo non mi aspetto più nulla. E al mondo, a chi come te si ferma su questa panchina sotto un caldo sole d’estate o nelle fredde brine d’inverno, sono ancora capace di regalare qualcosa.
Sono un "cantastoria". Che dici? Si dice cantastorie? No, io sono un "cantastoria", perché di storia ne ho solo una da raccontare. È una storia vera, s’intende, non una di quelle inventate che stropicciano i sogni. Ogni istante vissuto è stato un tocco di dita che ha fatto vibrare la corda della mia anima e il suo ricordo echeggia quelle emozioni. Se pensassi di tenerla solo per me, mi sentirei l’uomo più egoista di questa terra.
È una storia che ha dentro tutte le emozioni di questo mondo, dall’amore alla rabbia, dalla lucida ragione alla più pazza follia.
Cosa c’era che non andava in lei? Angelica era, semplicemente, un’assassina seriale.»

11 set 2017

Il libro dell'inquietitudine, Fernando Pessoa

"Voglio che la lettura di questo libro vi lasci l’impressione di avere attraversato un incubo voluttuoso."
Fernando Pessoa

Ho impiegato diverse settimane a leggere questo libro e ammetto che in alcuni momenti l'autore è perfettamente riuscito nel suo intento. Un incubo lo è stato per alcuni passaggi, per la descrizione precisa e reale della noia infinita delle giornate di Bernardo Soares, nella assoluta mancanza delle emozioni che attanaglia la sua vita. Eppure ci sono dei passaggi e interi capitoli di infinita bellezza e verità, dei quali vi concedo qualche squarcio...



Come dice l'autore,
Leggere è sognare per mano altrui.
Dunque, sognate pure!




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Il Libro dell'inquietudine è costituito da un'ibrida e innumerevole quantità di pagine scritte, «frammenti, tutto frammenti» come rivela Pessoa in una lettera. Pessoa non è riuscito a dare forma compiuta al suo lavoro. Tuttavia, aveva già abbozzato uno schema ed effettuato una prima selezione di testi da inserire in quello che avrebbe dovuto essere, nelle sue intenzioni, il libro definitivo. Fra i brani accolti e che, con molte probabilità, sarebbero entrati nell'edizione da dare alle stampe, ve ne sono alcuni che per il loro contenuto o, addirittura, per espressa indicazione del poeta portoghese, avrebbero potuto costituire – presumibilmente – l'Introduzione al volume, a firma di Bernardo Soares.
L'autore lo ha concepito ancor prima della nascita degli eteronomi Alberto Caeiro, Álvaro de Campos e Ricardo Reis, quando nel 1913 pubblica, con il nome di Fernando Pessoa "Nella foresta dell'alienazione", la prima prosa di finzione destinata al Libro dell'inquietudine. Poi, per molti anni, fino al 1929 il libro torna nell'ombra, sebbene Pessoa non abbia mai smesso di lavorarvi, senza tuttavia tracciarne un piano definitivo. Nel 1929 pubblica per la prima volta dal 1913 alcuni brani del Libro dell'inquietudine, attribuiti ora al semieteronimo Bernardo Soares. Nella lettera del 1935, inviata a Casais Monteiro, direttore di «Presença», Pessoa ne descrive la personalità e il carattere, come aveva fatto per gli altri eteronimi. Come spiega lo stesso Pessoa, Bernardo Soares non è un vero eteronimo, ma un semieteronimo, perché ha una personalità molto simile alla sua, seppure mutilata. Dunque, Bernardo Soares è una sorta di Fernando Pessoa a cui sia stato tolto qualcosa
Un libro di “confessioni”, una specie di diario esistenziale che, tuttavia, al di là di possibili, più o meno plausibili, definizioni di genere, ci si configura essenzialmente come diario dell'anima, una «autobiografia senza fatti», come la definisce lo stesso Bernardo Soares, che perscruta e narra, attraverso un interrogarsi e un indagare ansioso e tormentato, l'oscuro universo del subconscio che muove e determina le modalità di rapportarsi del protagonista – come di ognuno di noi – con il mondo esterno della cosiddetta realtà sensibile. Simbolista, specie nelle immagini evocate di paesaggi e stati d'animo, nell'abbandono alla suggestione dei sensi, nella mistica fusione con l'ignoto, nel rigetto dello storicismo romantico, per cui la vita non è più vista come divenire e creazione continua, ma come fantasmatica, casuale successione di attimi di rivelazioni improvvise, inframmezzati dal grigiore di un'esistenza quotidiana vana e senza scopo. Si veda, per esempio, il seguente passo di Bernardo di impressionante rievocazione intertestuale di alcune delle più suggestive immagini delle poesie di Camilo Pessanha, il maggior poeta simbolista portoghese.
(da Wikipedia)

22 ago 2017

La tristezza ha il sonno leggero - di Lorenzo Marone



Un attimo sei un giovane pieno di speranze che affida alle stelle i suoi sogni e l’attimo dopo ti ritrovi un quarantenne che di sogni non ne ha più e, anzi, non saprebbe nemmeno da dove iniziare per trovarne uno. Perché anche alla stella più luminosa ogni tanto devi concedere uno sguardo affinché possa continuare a dare luce alle tue speranze. Invece la quotidianità finisce per avere il sopravvento e ti trascina per inerzia lungo un cammino che non riconosci nemmeno più come tuo, tracciato dalle aspirazioni della famiglia, dalla voglia di accontentare o non far soffrire chi ti sta accanto o forse, semplicemente, dalla difficoltà di concederti tempo per capire cosa vuoi davvero e trovare poi il coraggio di dar voce a questi desideri.

Magari domani resto - Lorenzo Marone


Affrontare queste pagine significa lasciarsi inebriare dal profumo di salsedine, dai colori del mare al chiaro di luna e dalle note della musica di Pino Daniele. Ma anche dall’odore di fritto che entra dalla finestra, dalle urla dialettali che risuonano nei vicoli bui dei Quartieri Spagnoli, dalla miseria di una vita che a volte sembra offrire proprio poco. Napoli non è solo sfondo ma assume un ruolo centrale in questa storia, con le sue ombre e le sue luci. Come la protagonista, che le contraddizioni le incarna già nel nome: Luce Di Notte.

20 lug 2017

Là fuori di Jamie McKendrick


Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.

Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: "dove vai", diceva: "a fare un giro"

e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo

ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso. 

Traduzione di Antonella Anedda
Poesia n. 291 Marzo 2014
Jamie McKendrick. Vari tipi di resti.
a cura di Teresa Franco