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1 dic 2017

È tutto in ordine, di Carla Pavone



«Vivo per strada, ai margini del mondo, perché dal mondo non mi aspetto più nulla. E al mondo, a chi come te si ferma su questa panchina sotto un caldo sole d’estate o nelle fredde brine d’inverno, sono ancora capace di regalare qualcosa.
Sono un cantastoria. Che dici? Si dice cantastorie? No, io sono un cantastoria, perché di storia ne ho solo una da raccontare. È una storia vera, s’intende, non una di quelle inventate che stropicciano i sogni. Ogni istante vissuto è stato un tocco di dita che ha fatto vibrare la corda della mia anima e il suo ricordo echeggia quelle emozioni. Se pensassi di tenerla solo per me, mi sentirei l’uomo più egoista di questa terra.
È una storia che ha dentro tutte le emozioni di questo mondo, dall’amore alla rabbia, dalla lucida ragione alla più pazza follia.
Cosa c’era che non andava in lei? Angelica era, semplicemente, un’assassina seriale.»

Puoi acquistarlo qui  o nelle principali librerie online
ISBN: 9788892696433









17 nov 2017

È tutto in ordine di Carla Pavone


Visto si stampi.
E che il 17 novembre porti fortuna...

«Vivo per strada, ai margini del mondo, perché dal mondo non mi aspetto più nulla. E al mondo, a chi come te si ferma su questa panchina sotto un caldo sole d’estate o nelle fredde brine d’inverno, sono ancora capace di regalare qualcosa.
Sono un "cantastoria". Che dici? Si dice cantastorie? No, io sono un "cantastoria", perché di storia ne ho solo una da raccontare. È una storia vera, s’intende, non una di quelle inventate che stropicciano i sogni. Ogni istante vissuto è stato un tocco di dita che ha fatto vibrare la corda della mia anima e il suo ricordo echeggia quelle emozioni. Se pensassi di tenerla solo per me, mi sentirei l’uomo più egoista di questa terra.
È una storia che ha dentro tutte le emozioni di questo mondo, dall’amore alla rabbia, dalla lucida ragione alla più pazza follia.
Cosa c’era che non andava in lei? Angelica era, semplicemente, un’assassina seriale.»

11 set 2017

Il libro dell'inquietitudine, Fernando Pessoa

"Voglio che la lettura di questo libro vi lasci l’impressione di avere attraversato un incubo voluttuoso."
Fernando Pessoa

Ho impiegato diverse settimane a leggere questo libro e ammetto che in alcuni momenti l'autore è perfettamente riuscito nel suo intento. Un incubo lo è stato per alcuni passaggi, per la descrizione precisa e reale della noia infinita delle giornate di Bernardo Soares, nella assoluta mancanza delle emozioni che attanaglia la sua vita. Eppure ci sono dei passaggi e interi capitoli di infinita bellezza e verità, dei quali vi concedo qualche squarcio...



Come dice l'autore,
Leggere è sognare per mano altrui.
Dunque, sognate pure!




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Il Libro dell'inquietudine è costituito da un'ibrida e innumerevole quantità di pagine scritte, «frammenti, tutto frammenti» come rivela Pessoa in una lettera. Pessoa non è riuscito a dare forma compiuta al suo lavoro. Tuttavia, aveva già abbozzato uno schema ed effettuato una prima selezione di testi da inserire in quello che avrebbe dovuto essere, nelle sue intenzioni, il libro definitivo. Fra i brani accolti e che, con molte probabilità, sarebbero entrati nell'edizione da dare alle stampe, ve ne sono alcuni che per il loro contenuto o, addirittura, per espressa indicazione del poeta portoghese, avrebbero potuto costituire – presumibilmente – l'Introduzione al volume, a firma di Bernardo Soares.
L'autore lo ha concepito ancor prima della nascita degli eteronomi Alberto Caeiro, Álvaro de Campos e Ricardo Reis, quando nel 1913 pubblica, con il nome di Fernando Pessoa "Nella foresta dell'alienazione", la prima prosa di finzione destinata al Libro dell'inquietudine. Poi, per molti anni, fino al 1929 il libro torna nell'ombra, sebbene Pessoa non abbia mai smesso di lavorarvi, senza tuttavia tracciarne un piano definitivo. Nel 1929 pubblica per la prima volta dal 1913 alcuni brani del Libro dell'inquietudine, attribuiti ora al semieteronimo Bernardo Soares. Nella lettera del 1935, inviata a Casais Monteiro, direttore di «Presença», Pessoa ne descrive la personalità e il carattere, come aveva fatto per gli altri eteronimi. Come spiega lo stesso Pessoa, Bernardo Soares non è un vero eteronimo, ma un semieteronimo, perché ha una personalità molto simile alla sua, seppure mutilata. Dunque, Bernardo Soares è una sorta di Fernando Pessoa a cui sia stato tolto qualcosa
Un libro di “confessioni”, una specie di diario esistenziale che, tuttavia, al di là di possibili, più o meno plausibili, definizioni di genere, ci si configura essenzialmente come diario dell'anima, una «autobiografia senza fatti», come la definisce lo stesso Bernardo Soares, che perscruta e narra, attraverso un interrogarsi e un indagare ansioso e tormentato, l'oscuro universo del subconscio che muove e determina le modalità di rapportarsi del protagonista – come di ognuno di noi – con il mondo esterno della cosiddetta realtà sensibile. Simbolista, specie nelle immagini evocate di paesaggi e stati d'animo, nell'abbandono alla suggestione dei sensi, nella mistica fusione con l'ignoto, nel rigetto dello storicismo romantico, per cui la vita non è più vista come divenire e creazione continua, ma come fantasmatica, casuale successione di attimi di rivelazioni improvvise, inframmezzati dal grigiore di un'esistenza quotidiana vana e senza scopo. Si veda, per esempio, il seguente passo di Bernardo di impressionante rievocazione intertestuale di alcune delle più suggestive immagini delle poesie di Camilo Pessanha, il maggior poeta simbolista portoghese.
(da Wikipedia)

22 ago 2017

La tristezza ha il sonno leggero - di Lorenzo Marone



Un attimo sei un giovane pieno di speranze che affida alle stelle i suoi sogni e l’attimo dopo ti ritrovi un quarantenne che di sogni non ne ha più e, anzi, non saprebbe nemmeno da dove iniziare per trovarne uno. Perché anche alla stella più luminosa ogni tanto devi concedere uno sguardo affinché possa continuare a dare luce alle tue speranze. Invece la quotidianità finisce per avere il sopravvento e ti trascina per inerzia lungo un cammino che non riconosci nemmeno più come tuo, tracciato dalle aspirazioni della famiglia, dalla voglia di accontentare o non far soffrire chi ti sta accanto o forse, semplicemente, dalla difficoltà di concederti tempo per capire cosa vuoi davvero e trovare poi il coraggio di dar voce a questi desideri.

Magari domani resto - Lorenzo Marone


Affrontare queste pagine significa lasciarsi inebriare dal profumo di salsedine, dai colori del mare al chiaro di luna e dalle note della musica di Pino Daniele. Ma anche dall’odore di fritto che entra dalla finestra, dalle urla dialettali che risuonano nei vicoli bui dei Quartieri Spagnoli, dalla miseria di una vita che a volte sembra offrire proprio poco. Napoli non è solo sfondo ma assume un ruolo centrale in questa storia, con le sue ombre e le sue luci. Come la protagonista, che le contraddizioni le incarna già nel nome: Luce Di Notte.

20 lug 2017

Là fuori di Jamie McKendrick


Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.

Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: "dove vai", diceva: "a fare un giro"

e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo

ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso. 

Traduzione di Antonella Anedda
Poesia n. 291 Marzo 2014
Jamie McKendrick. Vari tipi di resti.
a cura di Teresa Franco

19 lug 2017

Lampa lampa, di Lello Gurrado



Dopo “Fulmine”, libro amatissimo dai ragazzi che racconta la storia di un eroe del nostro tempo che sogna un mondo di uguali, senza privilegi né discriminazioni di censo e di razza e dopo i racconti grotteschi sul razzismo raccolti “Nel gommone”, Lello Gurrado conclude la trilogia sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione con “Lampa Lampa”. 
È la storia di Sulley, un diciottenne del Gambia, lo stato più piccolo dellì'Africa, che lascia la sua terra inseguendo un duplice sogno: quello di raggiungere Lampedusa (quella che i migranti africani chiamano Lampa Lampa) e quello di incontrare Leo Messi, il fuoriclasse del calcio mondiale,per il quale stravede.
Ma Sulley svanisce nel nulla. Di lui si perdono le tracce. “È annegato” sentenzia il passeur che gli ha organizzato il viaggio. Taiwo, il padre di Sulley, non ci crede e va personalmente a cercarlo rifacendo, tappa dopo tappa, il cammino del figlio.
Qui il libro di Gurrado decolla, perché Taiwo vedrà da vicino le brutture della traversata del deserto, assisterà a furti, violenze, stupri, vedrà i miraggi, ascolterà antiche leggende, come quella del coccodrillo rosso e della regina dei miraggi, conoscerà i segreti delle oasi e delle prigioni libiche, fino a quando, miracolosamente, direi favolisticamente, ritroverà il figlio. 
Un libro inteso, crudo, documentatissimo, violento. Ma anche un inno alla vita e alla speranza. I sogni, dice Lello Gurrado, a volte si avverano.

Le otto montagne, di Paolo Cognetti




"«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». 


La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo. Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – cosí diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi. «Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sí, parla proprio di questo» (Paolo Cognetti). Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.