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20 lug 2017

Là fuori di Jamie McKendrick


Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.

Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: "dove vai", diceva: "a fare un giro"

e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo

ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso. 

Traduzione di Antonella Anedda
Poesia n. 291 Marzo 2014
Jamie McKendrick. Vari tipi di resti.
a cura di Teresa Franco

19 lug 2017

Lampa lampa, di Lello Gurrado



Dopo “Fulmine”, libro amatissimo dai ragazzi che racconta la storia di un eroe del nostro tempo che sogna un mondo di uguali, senza privilegi né discriminazioni di censo e di razza e dopo i racconti grotteschi sul razzismo raccolti “Nel gommone”, Lello Gurrado conclude la trilogia sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione con “Lampa Lampa”. 
È la storia di Sulley, un diciottenne del Gambia, lo stato più piccolo dellì'Africa, che lascia la sua terra inseguendo un duplice sogno: quello di raggiungere Lampedusa (quella che i migranti africani chiamano Lampa Lampa) e quello di incontrare Leo Messi, il fuoriclasse del calcio mondiale,per il quale stravede.
Ma Sulley svanisce nel nulla. Di lui si perdono le tracce. “È annegato” sentenzia il passeur che gli ha organizzato il viaggio. Taiwo, il padre di Sulley, non ci crede e va personalmente a cercarlo rifacendo, tappa dopo tappa, il cammino del figlio.
Qui il libro di Gurrado decolla, perché Taiwo vedrà da vicino le brutture della traversata del deserto, assisterà a furti, violenze, stupri, vedrà i miraggi, ascolterà antiche leggende, come quella del coccodrillo rosso e della regina dei miraggi, conoscerà i segreti delle oasi e delle prigioni libiche, fino a quando, miracolosamente, direi favolisticamente, ritroverà il figlio. 
Un libro inteso, crudo, documentatissimo, violento. Ma anche un inno alla vita e alla speranza. I sogni, dice Lello Gurrado, a volte si avverano.

Le otto montagne, di Paolo Cognetti




"«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». 


La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo. Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – cosí diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi. «Si può dire che abbia cominciato a scrivere questa storia quand’ero bambino, perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei stessi ricordi. In questi anni, quando mi chiedevano di cosa parla, rispondevo sempre: di due amici e una montagna. Sí, parla proprio di questo» (Paolo Cognetti). Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno. 

17 lug 2017

Sofia si veste sempre di nero, di Paolo Cognetti




“Sofia”, disse l'infermiera a voce alta, “lo sai che cos'è la nascita? E' una nave che parte per la guerra” (p.9)

La vita di Sofia Muratore assomiglia proprio ad una guerra, una continua battaglia per la sopravvivenza. Un parto prematuro la pone fin da subito in una situazione di precarietà, in bilico tra la vita e la morte: la piccola viene posta in rianimazione e affidata alle premurose cure di un'ostetrica. Sua madre, Rossana, aspirante artista, non sembra in grado di occuparsi continuativamente della figlia: alterna infatti momenti di euforia a crisi depressive che le impediscono di prendersi cura della bambina. Suo padre, Roberto, ingegnere all'Alfa Romeo, sopravvive ad un matrimonio infelice dapprima buttandosi a capofitto nel lavoro, poi trovando consolazione in un'amante. Roberto, sebbene animato da buone intenzioni, non pare però trovare un canale di comunicazione efficace con la figlia che proverà ad avvicinarsi a lui solo quando sarà troppo tardi. La sola persona che sembra dare conforto a Sofia è la zia Marta, sorella di suo padre: personaggio dalla vita molto alternativa e combattiva, la zia è l'unica che si accorge della sofferenza della nipote e si attiva per supportarla offrendole ospitalità quando Sofia, devastata da una situazione familiare insostenibile, tenta il suicidio inghiottendo psicofarmaci e superalcolici.
Sofia è prima una bambina sensibile, poi un'adolescente fragile: i litigi dei genitori, la malattia psichiatrica di sua madre e la morte di suo padre, la portano a prendere le distanze dalle persone che ama nel tentativo di difendersi dalla sofferenza. Anche dal punto di vista sentimentale, infatti, Sofia non sembra in grado di mantenere legami stabili e non a caso alla fine del romanzo verrà paragonata a Holly Golighly, la famosa protagonista di Colazione da 
Tiffany, affascinate e sfuggente.“Sofia si veste sempre di nero” mi ha lasciato una sensazione di tristezza, di malinconia, di sofferenza, ma non di disperazione. La vita è una guerra che ci costringe a combattere ogni giorno la nostra battaglia: a volte perdiamo, a volte riusciamo a conquistarci quel poco che ci basta per essere, come afferma Sofia, felici adesso.
http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi/sofia-si-veste-sempre-di-nero/

13 lug 2017

La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone

"L'originalità del soggetto, la chiarezza della scrittura e la musicalità della prosa. E' un romanzo in cui l'amore la fa da padrone senza scadere nella retorica, narrandoci una coralità fatta di personaggi che il lettore penserà di aver conosciuto nella propria quotidianità. L'autore sa prenderci per mano e portarci nella storia con naturalezza e calore, una storia affrontata in contropelo, in modo non troppo prevedibile e piuttosto anticonformista attraverso il coinvolgente cinismo del suo protagonista. L'amore più importante è quello per la vita, e Cesare Annunziata ce lo ricorda, con un simpatico ghigno, più efficace di una dichiarazione d'amore" (Motivazione della giuria per il premio SCRIVERE PER AMORE 2015 assegnato a "La tentazione di essere felici").


12 lug 2017

Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio

“ Ho steso i miei sogni sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera perché cammini sui miei sogni.”
William B. Yeats





Irina Lucidi è un avvocato italiano, vive in Svizzera, ha quasi 50 anni e dall’agosto 2011 si occupa di Missing Children Switzerland, una fondazione da lei creata che offre “sostegno a livello psicologico, sociale e giuridico alle famiglie e ai congiunti vittime di una scomparsa di minore”. Lucidi ha creato la fondazione dopo la scomparsa delle sue due figlie che allora avevano sei anni, sorelle gemelle, nel 2011. Il padre Mathias Schepp – da cui Lucidi si era separata – le andò a prendere a casa di amici il 28 gennaio 2011: subito dopo andò e tornò dalla Corsica in traghetto, e il 3 febbraio si suicidò a Cerignola, in Puglia, facendosi investire da un treno. Delle bambine non si è mai più saputo niente.
La cronaca è questa. Di seguito i passi del libro.

Ognuno potrebbe, di Michele Serra



"So invece di essere appena un passante in mezzo a tanti, un ragazzo invecchiato senza arte né parte, ancora con l’indefinitezza di un giovane e già con la disillusione di un anziano, identico ai mille e mille che mi passano attorno" 

L’Italia di Michele Serra è il luogo meno renziano che potete immaginare. Infatti è il mondo reale, nel quale i fatti sono fatti e le parole sono parole, si vive precari e il futuro non è un un’ipotesi sorridente e sfolgorante, gli smartphone sono oggetti di distrazione (puoi sbattere in un palo, se non guardi dove vai) e non di distrazione di massa. “Ognuno potrebbe” (Feltrinelli, pagg. 152, euro 14) è un affresco estremamente arguto, feroce e sarcastico dei nostri tempi e di un’Italia composta da gente che si è persa “a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita”, proprio come accade a Giulio Maria (alter ego di Serra).


10 lug 2017

L'emozione in ogni passo di Fioly Bocca



A volte, per superare i ricordi, basta il cammino quotidiano sottopelle della vita. 
Alcuni lo trovano velocemente, altri con difficoltà. 
Alcuni non lo trovano mai.