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Visualizzazione post con etichetta Il Tulipano Nero [The Stalker]. Mostra tutti i post
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8 mar 2012

Il Tulipano nero [The Stalker]

Stalker_by_Krumas.jpg
www.deviantart.com

Domenica

Era una strana serata di fine maggio a Milano, con un’afa che di solito solo in luglio colpiva la città, spolverizzandola con quell’umidità penetrante che giungeva a togliere il fiato e bagnava la pelle desiderosa di respirare.

Diletta aveva aperto tutte le finestre per creare un filo di corrente e sedeva appena dietro la portafinestra della cucina, guardando un pezzo di cielo stellato che faceva capolino tra due nuvole, illuminato da una luna bianca quasi pallida. Si accese una sigaretta, guardando la fiamma brillare davanti ai suoi occhi. Tirò su una boccata e si lasciò affascinare dal tabacco quando iniziò a brillare a cinque centrimetri dal suo naso. Un po’ di fumo le penetrò negli occhi facendoli lacrimare ed un colpo di tosse la colse di sorpresa.

Si tirò indietro i capelli biondi, che le ridiscesero dispettosi sul viso. Erano della stessa lunghezza, le arrivavano fin sotto le orecchie, e li considerava insopportabilmente lunghi e fastidiosi quella notte. Pensò che il giorno dopo sarebbe andata dal parrucchiere a tagliarli, corti, “ai minimi termini”, per poter reggere quell’insolito caldo di fine maggio, ma poi rise tra sé: era stata due giorni prima dal parrucchiere, perchè aveva visto Meg Ryan in un film con quel taglio e l’aveva adorato fin da subito, almeno quanto adorava l’attrice stessa, alla quale molti dicevano lei assomigliasse.

Scostò appena la canotta dalla pelle umida e si soffiò un po’ d’aria sul petto. Non portava reggiseno in casa e l’aria le solleticò i capezzoli regalandole un brivido. Si portò la sigaretta alla bocca e aspirò con voluttà, mentre il cellulare iniziò a squillare. Pigramente, Diletta allungò la mano sul tavolo vicino e guardò il display: «Numero Privato». Pigiò la cornetta verde bestemmiando tra sé, perchè odiava per principio chi non voleva farsi riconoscere.
«Pronto?»

Non c’era nessuno in linea. Riappoggiò il telefono sul tavolo e aspirò ancora una boccata. Di nuovo squillò il cellulare. Di nuovo «Numero Privato».
«Pronto? Chi è?» rispose con un tono di voce un po’ più alterato, ma di nuovo nessuno.

Si alzò nervosamente.
Era una settimana che tutti i giorni, alla stessa ora, il telefono squillava due volte, sempre un numero privato e sempre nessuno dall’altra parte del telefono quando lei rispondeva. Quella situazione stava diventando una piccola pentola a pressione piena di acqua in ebollizione e prima o poi sarebbe esplosa se non trovava il modo di controllarsi.
Si accostò alla porta finestra che conduceva al balcone e continuò a fumare, guardando davanti a sé. La sua mente stava cercando di trovare un modo per uscire da quella situazione. Chiamare il provider telefonico e chiedere che le rendessero noto quel maledetto numero privato? Fuori discussione... avrebbe dovuto fare una denuncia... ma i suoi colleghi avrebbero riso e l’avrebbero presa in giro se fosse andata a denunciare uno sconosciuto che ti telefona due volte al giorno e nemmeno ti parla... Chiedere a qualche amico allora... sì, Michele era il mago delle intercettazioni...
Il cellulare squillò interrompendo i suoi pensieri. Diletta guardò il display e si ritrovò con le lettere familiari che componevano la scritta «Numero Privato». Decise di non rispondere e dopo cinque squilli il cellulare cessò di suonare e vibrare. Non aveva ancora tirato un respiro di sollievo, che il display si illuminò di nuovo. «Numero Privato». Stavolta lo afferrò con rabbia e rispose:
«Chi cazzo sei?»
«Non dovresti fumare, ti fa male.»
«Chi cazzo sei?».
«E non dovresti parlare in modo così maleducato... Ah, Diletta, Diletta. Devi imparare ancora molte cose su come si trattano le persone, anche se, ho visto, stai facendo molti progressi...».
«Chi cazzo sei?» rispose nervosamente, spegnendo la sigaretta sul pavimento del balcone e schiacciandola con rabbia.
«No no no, non andiamo d’accordo... avanti, su, come si risponde al telefono? Brava, vedo che hai seguito il mio consiglio di non fumare, ma non dovresti spegnere la sigaretta sul balcone: hai un posacenere o sbaglio, in cucina?»