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| Stalker_by_Krumas.jpg www.deviantart.com |
Domenica
Era una strana serata di fine maggio a Milano, con un’afa
che di solito solo in luglio colpiva la città, spolverizzandola con
quell’umidità penetrante che giungeva a togliere il fiato e bagnava la pelle
desiderosa di respirare.
Diletta aveva aperto tutte le finestre per creare un filo di
corrente e sedeva appena dietro la portafinestra della cucina, guardando un
pezzo di cielo stellato che faceva capolino tra due nuvole, illuminato da una
luna bianca quasi pallida. Si accese una sigaretta, guardando la fiamma
brillare davanti ai suoi occhi. Tirò su una boccata e si lasciò affascinare dal
tabacco quando iniziò a brillare a cinque centrimetri dal suo naso. Un po’ di
fumo le penetrò negli occhi facendoli lacrimare ed un colpo di tosse la colse
di sorpresa.
Si tirò indietro i capelli biondi, che le ridiscesero
dispettosi sul viso. Erano della stessa lunghezza, le arrivavano fin sotto le
orecchie, e li considerava insopportabilmente lunghi e fastidiosi quella notte.
Pensò che il giorno dopo sarebbe andata dal parrucchiere a tagliarli, corti, “ai
minimi termini”, per poter reggere quell’insolito caldo di fine maggio, ma poi
rise tra sé: era stata due giorni prima dal parrucchiere, perchè aveva visto
Meg Ryan in un film con quel taglio e l’aveva adorato fin da subito, almeno
quanto adorava l’attrice stessa, alla quale molti dicevano lei assomigliasse.
Scostò
appena la canotta dalla pelle umida e si soffiò un po’ d’aria sul petto. Non
portava reggiseno in casa e l’aria le solleticò i capezzoli regalandole un
brivido. Si portò la sigaretta alla bocca e aspirò con voluttà, mentre il
cellulare iniziò a squillare. Pigramente, Diletta allungò la mano sul tavolo
vicino e guardò il display: «Numero Privato». Pigiò la cornetta verde
bestemmiando tra sé, perchè odiava per principio chi non voleva farsi
riconoscere.
«Pronto?»
Non c’era
nessuno in linea. Riappoggiò il telefono sul tavolo e aspirò ancora una
boccata. Di nuovo squillò il cellulare. Di nuovo «Numero Privato».
«Pronto? Chi è?» rispose con un tono di voce un po’ più
alterato, ma di nuovo nessuno.
Si alzò nervosamente.
Era una settimana che tutti i giorni, alla stessa ora, il
telefono squillava due volte, sempre un numero privato e sempre nessuno
dall’altra parte del telefono quando lei rispondeva. Quella situazione stava
diventando una piccola pentola a pressione piena di acqua in ebollizione e
prima o poi sarebbe esplosa se non trovava il modo di controllarsi.
Si accostò alla porta finestra che conduceva al balcone e
continuò a fumare, guardando davanti a sé. La sua mente stava cercando di
trovare un modo per uscire da quella situazione. Chiamare il provider telefonico
e chiedere che le rendessero noto quel maledetto numero privato? Fuori
discussione... avrebbe dovuto fare una denuncia... ma i suoi colleghi avrebbero
riso e l’avrebbero presa in giro se fosse andata a denunciare uno sconosciuto
che ti telefona due volte al giorno e nemmeno ti parla... Chiedere a qualche
amico allora... sì, Michele era il mago delle intercettazioni...
Il cellulare squillò interrompendo i suoi pensieri. Diletta
guardò il display e si ritrovò con le lettere familiari che componevano la
scritta «Numero Privato». Decise di non rispondere e dopo cinque squilli il
cellulare cessò di suonare e vibrare. Non aveva ancora tirato un respiro di
sollievo, che il display si illuminò di nuovo. «Numero Privato». Stavolta lo
afferrò con rabbia e rispose:
«Chi cazzo
sei?»
«Non
dovresti fumare, ti fa male.»
«Chi cazzo
sei?».
«E non
dovresti parlare in modo così maleducato... Ah, Diletta, Diletta. Devi imparare
ancora molte cose su come si trattano le persone, anche se, ho visto, stai
facendo molti progressi...».
«Chi cazzo
sei?» rispose nervosamente, spegnendo la sigaretta sul pavimento del balcone e
schiacciandola con rabbia.
«No no no,
non andiamo d’accordo... avanti, su, come si risponde al telefono? Brava, vedo
che hai seguito il mio consiglio di non fumare, ma non dovresti spegnere la
sigaretta sul balcone: hai un posacenere o sbaglio, in cucina?»
