Le otto
Ero stato troppo concentrato con gli occhi sul video e distolsi lo sguardo puntandolo verso l’ago della piazza, perchè mi avevano detto che per riposare la vista si deve guardare più in là che puoi. Devo dire che la vista che si apre dalla mia finestra è piuttosto bella: l’intera piazza Cadorna, con il suo verde che sbuca spaurito tra il cemento e quei colori imbizzarriti di un ago che trafigge l’asfalto per sbucare qualche metro più in là, portandosi dietro il filo, a lode dell’operosità dei milanesi e simbolo della moda che trova in Milano una delle capitali più ricche. Il traffico alle otto di sera in piena estate non c’è. Quella mattina ero andato in ufficio in moto perchè sapevo che avrei fatto tardi. Sentivo che era giù nel cortile e se avesse potuto mi avrebbe chiamato con un suo rombo già da qualche ora, per la voglia di sgommare verso casa.
Sono un amministratore delegato di un’importante società. Alla mia età, trentasei anni, è una bella conquista, maturata certo per le mie capacità, delle quali tuttavia non amo vantarmi se non quando sono davanti allo specchio, nelle occasioni in cui ho qualcosa da festeggiare, ma aiutata anche dall’ambiente nel quale sono sempre vissuto fin da piccolo, quell’ambiente “chiuso” dell’élite romana delle persone che “contano”. Non è colpa mia se sono nato in quella che si chiama la “Roma bene” e sarebbe stato davvero stupido da parte mia non approfittarne.