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7 nov 2012

Mr Swann e la gardenia bianca


Quella mattina mi ero alzata molto presto. Dormivano tutti a casa, mentre io non riuscivo a prendere sonno. Mi rigiravo nel letto come una dannata all'inferno per un sogno, uno stupido sogno che mi aveva travolto e stravolto quella notte.

Ero in un locale molto ampio, nel privé di un club, credo, o una hall di un albergo, uno di quegli alberghi dove non penso di poter mai entrare, esclusivi, snob, da ricchi insomma, ricchi spiantati, e soprattutto potenti. E’ una sala con luci soffuse, piccoli lampadari bassi che ricadono leggeri sui singoli tavoli. Una musica jazz risuona nell’aria, appena di sottofondo. Ero seduta ad uno di questi tavoli. Indossavo un vestito nero, aderente. I capelli raccolti in uno chignon, dal quale comunque dei piccoli ciuffi ricadevano intorno al mio viso. Una strana pettinatura, se pensi a come di solito li porto sciolti e selvaggi. Mi vedevo particolarmente attraente e sensuale. Contrariamente al solito, mi piacevo ed era una bella sensazione.

Le mie mani affusolate reggevano una flûte di champagne, che sorseggiavo in attesa di qualcuno. Non sapevo chi stessi aspettando, ma qualcuno doveva essersi seduto al tavolo con me, perché un'altra flûte era appoggiata sul tavolo, riempita solo fino a metá, come se qualcuno ne avesse goduto qualche sorso e si fosse poi alzato per qualche motivo. Io ero lì, in attesa del suo  ritorno. Un impegno in toilette, forse. O una telefonata che richiedeva una certa privacy e un'urgenza tale da dovermi lasciare al tavolo ad aspettare. Non mi sentivo contrariata dalla situazione, tuttavia, e mi guardavo in giro, tranquilla, in attesa che quella persona tornasse a me.