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22 nov 2012

Il lupo e il pavone


Ero seduta davanti al camino. Lui mi guardava ed io avevo un disperato bisogno di una favola, una di quelle che riescono a trascinarti altrove quando hai bisogno di volare. Per me lui era questo: l’insostenibile che diventa leggero e si scopre sostenibile...

«Pavone Bianco, raccontami un’altra storia...»

L’uomo si eresse sulla torre, mostrando tutto il suo vigore. I muscoli trionfavano, esondando dal suo corpo come un fiume in piena. Pulsavano dentro il suo corpo le arterie. La rabbia sfociava da ogni poro mentre eretto, sulla torre, da solo, urlava al vento con una voce che di umano non aveva più nulla. Completamente nudo, fermo, immobile in una notte fredda, in quell’urlo concentrava ciò che di più profondo e terribile era nel suo cuore. Cosa fosse, era un sentimento che nessuno poteva conoscere e capire, se non lui.

Sentì la sua pelle incresparsi piano, i pori allargarsi e tanti piccoli peli spuntare sul suo corpo. Egli sentiva la sua pelle dilatarsi, nonostante facesse ogni sforzo per evitare quella trasformazione che odiava. Ogni centimetro del suo corpo tirava. Sentiva le sue ossa curvarsi e dalla posizione eretta si ritrovò a quattro zampe , con il muso verso terra ed un ringhio che comparve involontariamente, lì dove un tempo c’era stato un sorriso. Odiava quei momenti in cui si trasformava in qualcosa di diverso da quello che voleva essere, eppure lui sapeva che quella era la sua vera natura e che quel processo era inarrestabile. Riusciva a trovare un senso a tutto ciò, solo nella sua anima feroce e solitaria.

L’ululato risuonò per la foresta. Era terribile, e al diffondersi di quel suono che sapeva di sangue, tutti gli animali si ritiravano nelle proprie tane. Sapevano che di lì a poco sarebbe iniziata la caccia. Non era un uomo. Non era un lupo. Era quanto di più pauroso poteva aggirarsi per la foresta di Nowhere.

21 feb 2012

La strega e il poeta


L’antro era cupo e non del tutto invitante. Un odore di natura imprecisata spirava attraverso la roccia e doveva averla pervasa tutta della propria acredine attraverso i secoli.

Briareo, il Poeta, si avvicinò all’ingresso della caverna cercando un modo per farsi annunciare a Megan, ma non sapendo come fare, avventurò i suoi passi sul terreno roccioso, uno dopo l’altro, fino a percorrere tutto il piccolo sentiero che dal cielo azzurro conduceva a quel soffitto di pietre grigie.

Strega Megan era intenta a girare il suo pentolone nero, un intruglio preparato di prima mattina, come sua Maestà Re Bartolomeo aveva ordinato da qualche giorno, per curare la gelosia di sua moglie, la Regina Genoveffa. Odiava fare quel tipo di pozioni, ma lei che era specializzata in pozioni di invidia e gelosia, sapeva pur far bene gli antidoti e per il Re faceva sempre volentieri un’eccezione.

Fu distratta da un interrompersi del fluire del vento tra i suoi capelli, e comprese che qualcuno era all’ingresso del suo antro. Rimase ferma un attimo ad ascoltare il profumo ed il passo umano e dedusse che era il Poeta, venuto a prendere la pozione per il Re, e lo apostrofò con un benvenuto:

«Vieni avanti, Briareo il Poeta. Avremo da fare quattro chiacchiere, perchè la pozione non è ancora pronta!»

« Vedi Megera in gran faccenda, vedi / le sue sorelle orribilmente allegre ir / preparando i mantici e le incudi » le rispose Briareo, per stuzzicarla un po’.  

13 feb 2012

Il Principe, la Chiocciola e la Strega - Recensione di Anna Valmen

Che bella storia! Che bella Fiaba! Divertente, raccontata con garbo e ottima grammatica, il lessico semplice e comprensibile ai bambini. Invoglia ad arrivare alla fine, senza annoiare, stupire per la cura dei nomi e caratteri dei personaggi, la Strega Nera, la Chiocciola, il Principe, sono semplici e immediati. Favola moderna che si aggancia ai temi cari all’infanzia, il bene che scalza via il male, il buono che vince il cattivo. Non solo per i bambini, ma anche per quegli adulti che riescono ancora a sognare raccontanto le storie ai propri figli e nipoti. alla storia, sarebbe stato bello poterne avere qualcuno in più anche degli altri personaggi di contorno che fanno La grafica del testo è curata, i tre disegni sono consoni reggere bene la storia. Complimenti per la fantasia e la coerenza nel racconto. Il testo è breve e non stanca nella lettura, adattandosi ai gusti dei più piccoli che non si faranno spaventare dal numero delle pagine, ma che saranno incoraggiati a immergersi nell’avventura immediata e coinvolgente della storia. Adatto ad un’età prescolare e fino ai primi due anni della scuola elementare, sicuramente divertirà anche i genitori e i nonni volenterosi che amano leggere insieme ai bambini, da incoraggiare sempre a far volare le menti con la fantasia. Questo piccolo e prezioso testo ci riesce molto bene dall’inizio alla fine della storia. 


Link Recensionehttp://ilmiolibro.kataweb.it/reader_dettaglio_recensione.asp?id_recensione=1606
Grazie a Anna Valmenhttp://ilmiolibro.kataweb.it/community.asp?id=117829

20 dic 2011

Il principe, la chiocciola e la strega


Ero seduta sulle sponde di un fiume, ed il vento mi sussurrò questa storia...

Strega Nera era già da parecchie ore davanti allo specchio, che cercava di nascondere la cattiveria dei suoi occhi, quando il corvo dalla sua camera da letto cominciò a gracchiare: «Sei in ritardo, sei in ritardo». Si guardò nello specchio e si fece una smorfia: quella sera era talmente stanca che qualche ricciolo le cadeva fuori posto. Sua mamma glielo diceva sempre che ogni ricciolo era una piccola cattiveria e lei proprio quella sera non voleva che neanche un briciolo ne trapelasse per sbaglio: ci teneva a quel colloquio di lavoro! Era stufa di passare il suo tempo a preparare pozioni velenose per tutto il paese, dal Sindaco all’ultimo cittadino. Chi ne cercava per motivi di lavoro, chi per motivi di gelosia: insomma, tutto il santo giorno a girare il cucchiaio tra code di rospo, pelli di serpente, pelliccia di ratto appena sgusciato dal bosco, erbe malefiche ed il suo tocco personale: una goccia del suo sangue spillata a mezzanotte in punto in una notte di luna piena mentre tre lupi ululano.

Eppure era stufa, voleva provare almeno una volta a fare qualcosa di buono: non foss’altro per convicersi che la strada di Strega Nera del Naviglio fosse davvero l’unica lungo la quale avrebbe potuto distinguersi. E chissà, magari un giorno sarebbe arrivata anche al Gran Sinodo delle Streghe del Nord, visto che la sua fama si era diffusa ben oltre le sponde del melmoso fiume.

Si guardò un’ultima volta allo specchio, si spostò le lumache a contatto perchè apparisse un bel bianco innocente invece del viola dei suoi occhi, si aggiustò l’ultimo ricciolo ribelle e si passò velocemente un lucido sulle labbra, per farle sembrare meno rosse. Era a posto. Infilò il mantello e uscì. Prese la sua scopa e si innalzò nel cielo stellato di quella fredda notte d’inverno, per ripiegare appena una manciata di passi più in giù a ovest: non poteva arrivare al colloquio sulla scopa, si sarebbe scoperta! Rimpicciolì la scopa, la infilò nella sua borsetta falsa di Lupo Moutton e si incamminò a piedi verso la Confraternita del Mutuo Soccorso: c’era un posto da Curatrice di Piccioni Viaggiatori pronto per lei, se fosse stata brava e avesse superato, dopo il periodo di Prima Esperienza, anche la Grande Prova Finale.

20 nov 2011

Il segreto di Peter Pan


Sono una persona normale, con un lavoro normale, una famiglia normale.

Eppure non è vero che la normalità appiattisce i sogni. Basta saper cogliere nella normalità lo straordinario, quando accade.

Capitolo 1 – Quello strano punto verde sul viola del tramonto

L’aereo si apprestava al decollo, fermo sulla pista con i motori roboanti.

Il mio naso era schiacciato contro il finestrino. E’ incredibile quanto fascino abbia per me l’aereo, ogni volta che lo prendo. L’idea che basti abbassare una piccola leva per volare mi tiene attaccata a quel piccolo pezzo di vetro posto tra me ed il cielo, per inquadrare nella mia memoria l’istante in cui qualche non precisato comandante abbassa la cloche (o la alza?) e si impenna verso il cielo.

Domenica scorsa ero in aereo. L’aereo viaggiava già tra le nuvole ed io non riuscivo a staccare gli occhi dal paesaggio che si figurava fuori. Un mare tempestoso di nuvole, in movimento con le sue onde fatte di piccole gocce d’acqua e a partire da un punto lontano nell’orizzonte i sette colori dell’arcobaleno partivano verso il blu dell’universo, uno dopo l’altro, come la citazione di un dizionario che spiega cosa sia davvero un arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. E poi il blu profondo della notte. Non avevo mai visto tramonto più bello di quello e la mia mente si fondeva nei vari colori, associando un pensiero a ciascuno di essi.

«Rosso». La passione. Quanti amori vissuti, quanti amori sognati, quanti amori persi.
«Arancione». La cartella della scuola elementare. Quella rettangolare con il bordo arrotondato verso il manico, le cinghie dietro per portarla a spalla.
«Giallo». La luce. Le mattine d’estate che si colorano presto di una immensa luminosità che regala calore e gioia. Le passeggiate in pineta, con i raggi che iniziano a riscaldarti la pelle per poi bruciarti a mezzogiorno.
«Verde». I prati. I prati inglesi, con le immense distese sulle quali correre a perdifiato finchè non ce la fai più.
«Azzurro». Il cielo sopra il mare, il cielo sopra le montagne innevate. L’acqua perfetta che ti scivola sulla pelle regalandoti un brivido intenso.
«Indaco». Il mondo oltre i cinque sensi. L’essenza del pensiero, della immaginazione, della fantasia. Il voler volare senza paura di cadere.
«Viola». L’inizio dei colori. La fine dei colori. Tutto ciò che si trasforma, cresce, ti avvolge e ti trascina via.
«Verde»? Cosa ci fa un punto verde sul viola?
Cercai di aprire gli occhi per vedere meglio quel piccolo punto verde che sfrecciava sullo sfondo dell’arcobaleno? “Un momento, sto sognando?”

16 dic 2010

Margherita

-         C’era una volta...
-         Un re!
-         No, no dai.. facciamo che c’era una volta una regina...
-         Che noia tutti questi re e regine! C’era una volta una principessa...
-         E tu, Margherita, cosa diresti?
-         Io? ...beh... io... c’era una volta Margherita!
-         Allora, c’era una volta... Margherita.

Prima Parte

C’era una volta Margherita.

Io lo so chi era Margherita. Anche se non l’ho mai conosciuta è come se ora l’avessi davanti agli occhi: era una bambinetta magrolina, con i capelli sempre arruffati, tenuti su da una fascia elastica che le stringeva sempre maledettamente la testa. Ogni mattina la mamma le sistemava i capelli in una coda che neanche dieci minuti dopo era disfatta. I capelli erano castani tendenti al biondo. Erano ricci e Margherita col tempo imparò a dire “troppo” ricci ed a guardare con un po’ di invidia le bambine con i capelli lisci come seta. Sprizzavano da tutte le parti e non stavano mai fermi, ricadendole sul viso solleticandole la pelle quando meno se lo aspettava.

4 lug 2010

Incantesimo

http://pennelibere.blogspot.com/search/label/Incantesimo)

Primo Incantesimo



Esistono dei luoghi della memoria che ti restano a lungo nel cuore insieme alle sensazioni forti che in essi hai provato. A volte essi coincidono con luoghi fisici, dove hai vissuto, hai amato, hai giocato, hai desiderato qualcosa. A volte essi sono solo dei posti immaginari dove vorresti andare, che hai arredato delle sensazioni del momento in cui te li sei figurati.


Di altri posti ti resta solo in mente il nome, ma il motivo per il quale la tua memoria riserva ad essi dei bit può rimanere a lungo sconosciuto e poi inspiegabilmente venir fuori molti anni dopo.

30 mag 2010

Un sorriso tra le stelle

http://pennelibere.blogspot.com/2010/05/un-sorriso-tra-le-stelle.html

Primo incanto
Marc aprì gli occhi all'improvviso, infastidito dal ronzio della sveglia, che gli annunciava che il suo week-end era finito. Si girò verso la moglie e l'abbracciò forte. Annabel mugugnò un buongiorno e lo baciò. Passò sopra di lui per zittire la sveglia che ancora friniva e ripiombò con la faccia sul cuscino dopo avergli sussurrato 'buon viaggio' nell'orecchio.