«Mihi vindicta: ego retribuam»
«In Anna Karenina è rappresentata
la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della
felicità. Per questo Anna e a Vronskij non possono essere felici insieme.
Prima di incontrare Vronskij, Anna era una donna calma e lieta, che dava
fiducia e pace a chiunque l’avvicinasse; ella si credeva contenta del proprio
destino: la sua vita si svolgeva tranquilla nelle cure domestiche e mondane,
ella aveva un figlio che amava, un marito di cui aveva stima, e non chiedeva
nulla di più. Ma dopo l’incontro con Vronskij questa sua apparente sicurezza e
chiarezza interiore viene meno: ella si rende conto d’improvviso del pauroso
vuoto che ha intorno. [...] Tuttavia nella sua vita con Vronskij, Anna non
prova rimpianto per la sua vita passata, apparentemente così felice e paga;
perchè avendo oramai conosciuto l’amore, quella felicità di allora le appare
artificiosa e vuota; poche ora prima di uccidersi, ella rammenta i propri
rapporti con il marito, che anche quelli si chiamavano amore, rivede gli occhi
spenti di lui e le mani dalle vene turchine, e ne ha un brivido di disgusto.
Così Anna Karenina muore a mani vuote: ella non ha conquistato nulla, non ha
capito nulla. Ma anche Vronskij, come Anna, non capisce e non conquista nulla:
e quando dopo la morte di Anna parte volontario contro i Turchi, anche questo
per lui non significa nulla, non è che un mezzo per sfuggire al ricordo del
corpo insanguinato di Anna».
Il Romanzo
«Tutte
le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice
a suo modo».