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20 lug 2017

Là fuori di Jamie McKendrick


Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.

Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: "dove vai", diceva: "a fare un giro"

e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo

ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso. 

Traduzione di Antonella Anedda
Poesia n. 291 Marzo 2014
Jamie McKendrick. Vari tipi di resti.
a cura di Teresa Franco

24 mar 2017

Orhan Veli Kanik


Tutte le belle donne credono
che ogni mia poesia d'amore
sia scritta per loro.
Ma io sempre mi vergogno
perché so d'averle scritte tanto
per far qualcosa.

di Orhan Veli Kanik
Traduzione di Laura Rotta e Giampiero Bellingeri

23 mar 2017

Ernesto Treccani


Ognuno ha diritto di essere
sbagliato rispetto a quello
che pensa l'altro che ti
vuole bene

Ernesto Treccani
Minime
Crocetti Editore, 1996


22 mar 2017

Giovanni Raboni


Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
e solo del futuro ho nostalgia,
mai del passato,
ricordo adesso con spavento
quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
quando dal mio piacere
sarai divisa e forse per bellezza
d'essere tanto amata o per dolcezza
d'avermi amato
farai finta lo stesso di godere.


Giovanni Raboni
Canzonette mortali
Crocetti Editore 1986

21 mar 2017

Alda Merini


Vorrei dimenticarti
o mio tenero amore
che illumini la mia giovinezza
ma se parli di giovinezza
tutto il cosmo si mette a ridere
soltanto Dio sta serio
Dio che ci vede bambini
fin dalla prima vecchiaia

Alda Merini
Nel cerchio di un pensiero (Teatro per sola voce)
Crocetti Editore 2005

Tu sei come giorno di primavera di Kazimierz Wierzynski


Tu sei come giorno di primavera col tempo azzurro
E del maggio nella tua anima porti i poemi,
Con la gioia i pensieri piantati in te fioriscono
Vivaci come farfalle e profumati come fiori.

Amo ricordare i tuoi sguardi amorosi
Celati nella palpebre, come pratoline nell'erba,
E la tonda risata, che ti fa brillare i denti,
Bianchi come polpa di mela in rossa cornice.

E quando verrà un mesto autunno senza di te,
Quando la tristezza colmerà il mio cuore ammutito,
Mi vengano in sogno, in bianche vesti di primavera,
I baci solari: le tue piccole efelidi .

Traduzione di Paolo Statuti


Poesia n. 323 Febbraio 2017
Kazimierz Wierzynski. Cronache dall'esilio
a cura di Paolo Statuti

20 mar 2017

Aldo Nove


Io ti stringevo a me perché dovevo
frenare come il mare che scendeva
di luce dai tuoi occhi quella sera
che l'aria ci donava di frontiera
sapore mai sentito, alla stazione,
all'universo, e adesso... Oh Caterina,

ricordi in quella striscia come fummo
di terra vivi, l'esile secondo?
Allora un centro esatto costringeva
a rimanere sempre: eternità
si chiama quella bocca che baciavo,
e nulla il flusso sterile dei giorni.

Aldo Nove
Fuoco su Babilonia! Poesie 1984-1996
a cura di Gemma Gaetani; introduzione di Elio Pagliarani
Crocetti Editore 2003

19 mar 2017

Il pavone di Guillaume Apollinaire


Quando ruota la coda, questo uccello
Il cui piumaggio si strascica al suolo,
Si presenta ancora più bello,
Però si scopre il culo.


Il pavone di Guillaume Apollinaire
Guillaume Apollinaire
Le più belle poesie
a cura di Giorgio Luzzi
Crocetti Editore 1994, 1997

18 mar 2017

Esperienza di Dorothy Parker


Certi uomini ti spezzano il cuore,
altri ti stanno addosso ogni momento,
altri nemmeno ti guardano; e questo
chiude senza riserve l'argomento.

Esperienza di Dorothy Parker

Traduzione di Silvio Raffo
Poesia n. 302 Marzo 2015
Dorothy Parker. Tanto vale vivere
a cura di Silvio Raffo

17 mar 2017

Non va via nessun altro di Donato Ariu


Se sapeste cosa si prova... vi passerebbe la voglia,
sì... vi passerebbe la voglia,
di rinascere poeti.
E se qualcuno vi dirà che un poeta può essere felice...
Be', allora... sappiate che mente... sappiate che mente.
Perché sulla pelle del poeta il vento non scivola ma stride,
sugli occhi del poeta il sole non scalda ma brucia.
I poeti tremano ogni volta che depistano in cassaforte un briciolo di speranza,
i poeti piangono ogni volta che l'ultimo avvenire sembra non essere poi così lontano,
i poeti muoiono ogni volta che muore qualcuno
ma quando sono loro ad andarsene via...
non va via nessun altro... non va via nessun altro.

Non va via nessun altro di Donato Ariu

Poesia n. 250 Giugno 2010
Donato Ariu. I semi del bene
a cura di Maria Grazia Calandrone

16 mar 2017

Brano dal mio testamento di Kriton Athanasulis


Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione m’ha portato avanti e son rimasto
indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austera forma d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
Fa’ presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: gia! i nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri:
dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.
È questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sfòrzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. È questo che ti lascio.

Brano dal mio testamento di Kriton Athanasulis 

Traduzione di Filippo Maria Pontani 
Poeti greci del Novecento
a cura di Nicola Crocetti
e Filippomaria Pontani
Arnoldo Mondadori Editore 2010

15 mar 2017

Nuvole di Czeslaw Milosz


Nuvole, mie nuvole tremende,
come batte il cuore, rimpianto e mestizia della terra
nubi, nuvole bianche e silenziose,
vi guardo all'alba con occhi pieni di lacrime
e so che in me l'orgoglio e il desiderio,
la crudeltà e il seme del disprezzo
intrecciano il giaciglio per un sogno morto,
e i colori più belli della mia menzogna
occultarono il vero. Allora abbasso gli occhi
e sento in me il soffio secco e ardente
della bufera. Oh come siete tremende,
custodi del mondo, nuvole! Oh possa
io dormire, e mi abbracci la notte pietosa. 

Vilna 1935
Nuvole di Czeslaw Milosz

Traduzione di Valeria Rossella
Poesia n. 187 Ottobre 2004
Czeslaw Milosz. La poesia come un magico specchio
A cura di Valeria Rossella

14 mar 2017

Attesa di Attila József

Sempre ti attendo. L'erba è rugiadosa.
Anche gli alberi grandi dalle chiome
piene di orgoglio aspettano. Io sono
rigido e vacillante a volte. È tetra
la notte per chi è solo.
Se tu venissi, si farebbe il prato
liscio: e silenzio, gran silenzio.
Ma udiremmo una musica notturna
misteriosa; sulle nostre labbra
canterebbero i cuori e lentamente
ci fonderemmo, offerti al rosso ardore
d'un profumato altare,
nell'infinito. 


Attesa di Attila József

Traduzione di Umberto Albini
Poesia n. 120 Settembre 1998
Attila József. Il vagabondo del buon Dio
A cura di Anna De Simone

13 mar 2017

L'anello di Veselin Simeonov Hancev


Perché tu sei venuta piano, e un'eco
di tuono è la tua presenza in me,
per quel che hai dato e non hai avuto,
per un perdono di essere con te, e di non esserci,
per le parole che spesso ho taciuto,
per le carezze che tu non hai risparmiato,
per la forza che hai infuso in me,
quando tu stessa eri la più debole,
per il fatto che in nome mio fu battezzata
ogni tua cattiva, ogni tua buona ora,
sul tuo piccolo dito, invece di un anello
imprimo il mio bacio ardente. 

L'anello di Veselin Simeonov Hancev

Traduzione di Valeria Salvini
Poesia n. 125 Febbraio 1999
Sei poeti bulgari del Novecento
A cura di Valeria Salviniy

12 mar 2017

La rosa di Sergio Solmi

La rosa
che l'inverno dischiuse,
svolse, innervò, arricciò,
vetrificò
d'incarnatini zuccheri, venò
d'impercettibile sangue. Fissata
nel suo gelo oltrevita, la penso
perfetto emblema d'un giorno, a disfarsi
non destinata foglia
dopo foglia nel molle
sfacelo delle stagioni, ma come
aereo, spettrale cristallo, di colpo
a frangersi. 

La rosa di Sergio Solmi

Poesia n. 315 Maggio 2016
Il bifrontismo di Sergio Solmi
a cura di Enza Silvestrini 

10 mar 2017

Sofija Parnok


Scorgere d'un tratto in un'altra anima
Lo stesso orrore, la stessa notte, –
Ah, no! No, non ti immalinconirai
Per la mia ebbra malinconia.
Che bello vederti tubare,
Come una colomba, sotto la mia mano!

Tu riscaldi le piume, come al sole...
E non ti brucerà il mio fremito,
Il mio spirito oscuro sfrecci accanto,
Senza sfiorare la tua anima,
E nella mia ora mortale l'orecchio
Colga quale ultimo suono il tuo bisbiglio. 

di Sofija Parnok

Traduzione di Paolo Galvagni
Poesia n. 316 Giugno 2016
Sofija Parnok. Il demone forsennato
a cura di Paolo Galvagni

9 mar 2017

Finché arrivano lettere d'amore di Helga Maria Novak


Finché arrivano lettere d'amore
non tutto è perduto
finché mi raggiungono abbracci
e baci seppure per lettera
non tutto è perduto
finché nei pensieri
vi chiedete dove io sia
non tutto è perduto


Finché arrivano lettere d'amore di Helga Maria Novak

Traduzione di Paola Quadrelli
Poesia n. 316 Giugno 2016
Helga Maria Novak. Canti di una senza patria
a cura di Paola Quadrelli

8 mar 2017

Siedono insieme sulla veranda di Wendell Berry

Siedono insieme sulla veranda, il buio
quasi sceso, la casa dietro di loro, buia.
La cena finita, hanno lavato e asciugato
i piatti – solo due adesso e due bicchieri,
due coltelli, due forchette, due cucchiai – poco
da fare per due.
Lei siede con le mani ripiegate sul grembo,
si riposa. Lui fuma la pipa. Non parlano,
e quando alla fine parlano è per dire
ciò che l'uno sa che sa anche l'altra. Ora hanno
una mente in due che infine,
per quante ne sappia, non saprà esattamente
chi prenderà per primo la porta buia, dando
la buonanotte e chi rimarrà a seder da solo
ancora un po'.



Siedono insieme sulla veranda di Wendell Berry

Traduzione di Paolo Severini
Poesia n. 258 Marzo 2011
Wendell Berry. L'ordine della natura
a cura di Paolo Severini

7 mar 2017

Friedrich Nietzsche


La mia felicità
Da quando fui stanco di cercare,
ho imparato a trovare.
Da quando un vento mi ha fatto resistenza,
navigo con tutti i venti. 


di Friedrich Nietzsche
Traduzione di Pino Menzio
Poesia n. 240 Luglio/Agosto 2009
Friedrich Nietzsche. Rovine di stelle
A cura di Pino Menzio

6 mar 2017

Io tornerò di Pablo Neruda



Io tornerò
Un giorno, uomo o donna, viandante,
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa
della schiuma.
Qui cercate, cercatemi,
perché qui tornerò senza dire nulla,
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò a essere il movimento
dell’acqua, del
suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:
qui sarò forse pietra e silenzio.


Io tornerò di Pablo Neruda 

Poesia n. 186 Settembre 2004 
Pablo Neruda. La memoria, l’amore, la verità
a cura di Gabriele Morelli