Il momento
perfetto. Quello in cui la notte riempie di silenzio le case e spegne le calde luci
dei camini. I figli riposano nei loro letti ed il respiro pesante rimanda ad un
mondo di sogni nel quale stanno correndo felici. Siedo ad un tavolo, di fronte
all’ultimo bicchiere di Baileys, una sigaretta che fuma veleno. Nel buio si
accende l’immagine di un uomo e di una donna, seduti su una panchina in un
antico chiostro, che chiacchierano amabilmente e sorridono. Ancora una volta.
Non me lo aspetti, ma all’improvviso quel breve istante di vita che volevo
ignorare mi sfiora la mente e l’idea si sviluppa intorno a quel fotogramma di
esistenza, che nelle mani in volo su una tastiera, diventa un racconto. Adoro
scrivere...
Avresti detto che Ethan fosse un gentiluomo d'altri tempi
anche se fosse stato fermo sul marciapiede, vestito di stracci.
Lo intuivi dai lineamenti regolari e gentili del suo viso,
dal modo in cui sfiorava delicatamente con lo sguardo il mondo intorno a lui,
quasi avesse paura di sciuparlo con gli occhi. Lo percepivi dal sorriso appena
accennato, dalla risata mai sguaiata, dal modo controllato che aveva di
gesticolare quando parlava, dall'eleganza con cui, quando sedeva, portava una
gamba sull'altra. Ti rassicurava la piega perfetta dei pantaloni, la nitidezza
delle scarpe, la camicia bianca senza pieghe. I tuoi sospetti si scioglievano
per quel gesto incurante con il quale si liberava la fronte dai capelli con le
sue dita lunghe ed affusolate, dalle unghie bianche e perfettamente curate.
Erano soprattutto le sue parole che te lo confermavano. Il
linguaggio forbito che usava, il filo lineare dei suoi pensieri, mai uno fuori
posto, ciascuno propriamente espresso con parole scelte, naturalmente assortite
e inusuali, quasi provenissero da libri antichi, con le pagine ingiallite dal
tempo, i bordi smangiati, che profumano di eterna bellezza.