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30 mar 2015

La campana di vetro, Sylvia Plath

 
La campana di vetro


Il racconto La campana di vetro è molto interessante da un punto di vista letterario e anche psicologico. Sylvia racconta la sua vita a partire da una vacanza premio a New York presso la redazione di un giornale di moda. La voce narrante, alter ego dell'autrice, è Esther diciannovenne brillante e particolare. Il tono in cui il romanzo è scritto potrebbe far pensare a Chiedi alla polvere o al Giovane Holden, soprattutto nella parte iniziale. Poi però quella che sembra una ragazza ribelle alle regole della società borghese si manifesta come una ragazza crocefissa da queste regole. La sua salute mentale subisce un duro colpo quando una scuola di scrittura la rifiuta, il suo primo insuccesso. Esther è una ragazza intelligente ma insicura. Dentro di sè pensa di essere un bluff e si sente inadeguata. Forse non è davvero così intelligente, così brava come è sempre riuscita a far credere a tutti, teme. L'episodio del corso di chimica da cui riesce a essere esonerata (bluffando) lo dimostra. E' molto studiosa, troppo per una persona davvero intelligente, così studiosa che non è mai vissuta, dunque i suoi racconti sono artificiosi ai suoi stessi occhi e a quelli della scuola di scrittura da cui è rifiutata. Tutte queste insicurezze, insieme a quelle sul suo aspetto (troppo alta, troppo magra) emergono poco a poco. Ma la difficoltà maggiore di Esther sta nelle relazioni con gli altri. Nel racconto Sylvia introduce una serie di persone in relazione con Esther: il fidanzato Buddy, la madre, le amiche. Colpisce il fatto che Esther metta una barriera con tutti. A dispetto della sua grande sensibilità sembra irraggiungibile e sembra che gli altri siano irraggiungibili per lei. Non mostra empatia, affetto verso nessuno. Prova ad avvicinare amiche (Doreen) o ragazzi ma senza mai essere vicina a loro. Il problema della sua verginità fisica è in realtà quello della sua verginità mentale, della sua anaffettività. Non le piacciono i bambini, dice. Anche il fatto che cerchi uno sconosciuto per togliersi il dente della verginità sottolinea come sia arduo per lei provare sentimenti. C'è un blocco dell'affettività legato alla morte del padre e al terrore di legarsi a qualcuno e perderlo come succederà davvero alla scrittrice anche se nella vita e non in questo racconto. Probabilmente Sylvia ha anche dei sensi di colpa legati alla lunga malattia del padre, al fatto che lui abbia rifiutato ogni cura per lunghissimo tempo.