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17 mag 2013

L'ombra di Cyrano




Lex era steso a terra, al buio. Gli occhi chiusi vagavano nei suoni che il suo orecchio riusciva a percepire. Mormorio del pubblico. Il pubblico in attesa, come appena prima che si apra il sipario e si presenti la scena, vuota. Il pubblico trepidante, come appena prima che il protagonista entri in scena e confermi con la sua presenza che lo spettacolo ci sarà e nemmeno un centesimo del biglietto andrà sprecato. Il pubblico sconosciuto, quello che devi conquistare con i gesti, con le parole, con il tuo sguardo mentre erra sulla scena o mentre si deposita su un viso sconosciuto, seduto in platea, che sorride o piange o trema insieme a te, per te.
Lex era steso a terra, immobile. Ma quella scena non era parte dello spettacolo.
Era un imprevisto. Nessuno aveva scritto quel copione per lui: stava recitando una parte che non si era preparato e che qualcun altro aveva deciso di portare in scena per lui. Non che la cosa lo infastidisse: era un attore che sapeva improvvisare, quando necessario. Pronto alla battuta, pronto a risollevare qualsiasi situazione disperata: una battuta dimenticata, un pezzo della scenografia che crollava, il pubblico che lo apostrofava con disprezzo o ilarità esagerata. Perché era nel suo carattere: vivere con allegria, perché la vita sa sempre offrirti qualcosa di triste e doloroso e allora tanto valeva prenderla in giro sorridendo.