Lex era steso a terra, al buio. Gli occhi
chiusi vagavano nei suoni che il suo orecchio riusciva a percepire. Mormorio
del pubblico. Il pubblico in attesa, come appena prima che si apra il sipario e
si presenti la scena, vuota. Il pubblico trepidante, come appena prima che il
protagonista entri in scena e confermi con la sua presenza che lo spettacolo ci
sarà e nemmeno un centesimo del biglietto andrà sprecato. Il pubblico
sconosciuto, quello che devi conquistare con i gesti, con le parole, con il tuo
sguardo mentre erra sulla scena o mentre si deposita su un viso sconosciuto,
seduto in platea, che sorride o piange o trema insieme a te, per te.
Lex era steso a terra, immobile.
Ma quella scena non era parte dello spettacolo.
Era un imprevisto. Nessuno aveva
scritto quel copione per lui: stava recitando una parte che non si era
preparato e che qualcun altro aveva deciso di portare in scena per lui. Non che
la cosa lo infastidisse: era un attore che sapeva improvvisare, quando necessario.
Pronto alla battuta, pronto a risollevare qualsiasi situazione disperata: una
battuta dimenticata, un pezzo della scenografia che crollava, il pubblico che
lo apostrofava con disprezzo o ilarità esagerata. Perché era nel suo carattere:
vivere con allegria, perché la vita sa sempre offrirti qualcosa di triste e
doloroso e allora tanto valeva prenderla in giro sorridendo.