Il
cuore non si sceglie. Non possiamo obbligarci a desiderare ciò che è bene per
noi o per gli altri. Non siamo noi a determinare il tipo di persone che siamo.
Come fai a sapere cosa è giusto per te? Ogni psicologo, ogni consulente del
lavoro, ogni principessa Disney conosce la risposta: “Su te stesso”. “Segui il
tuo cuore”. Ma ecco ciò che vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse. Cosa
succede se ti ritrovi con un cuore inaffidabile?
Se
il tuo io più profondo ti conduce cantando dritto verso il fuoco, devi
voltargli le spalle? Tapparti le orecchie con la cera? Ignorare il perverso
splendore che il cuore ti grida contro? Metterti sulla strada che porterà alla
normalità, orari ragionevoli e regolari controlli medici, relazioni stabili e
promozioni sicure, il New York Times e il brunch della domenica, il tutto con
la promessa di diventare una persona migliore? O è meglio tuffarsi di testa e
con una risata nel sacro fuoco che chiama il tuo nome?
Non
si tratta di apparenze esteriori, ma del significato interiore. Una grandezza
che è nel mondo, ma non del mondo, una grandezza che il mondo non capisce.
Quella prima, fugace visione di qualcosa di altro, in presenza del quale
continui a sbocciare.
Un
io che non vorresti avere. Un cuore tuo malgrado.
Non possiamo scegliere cosa vogliamo e cosa non
vogliamo e questa è la verità nuda e cruda. Non possiamo scappare da ciò che
siamo.
I grandi quadri – la gente accorre
per vederli, attirano le folle, sono riprodotti all’infinito sulle tazze e sui
tappetini dei mouse, su qualunque cosa.
E questo riguarda anche me, puoi passare una vita intera a visitare
musei con grande piacere, un bel giretto, e poi via, a pranzo da qualche parte.
Ma se un quadro ti affonda davvero nel cuore e cambia il tuo modo di vedere, e
di pensare, e di provare emozioni, non pensi, “oh, amo questo quadro perché è
universale”, “amo questo quadro perché parla a tutto il genere umano”. Non è
questa la ragione per cui ci si innamora di un’opera d’arte. E’ un sospiro
segreto in un vicolo. Pss, tu. Ehi ragazzino. Sì, proprio
tu. Un intimo colpo al cuore. Il suo sogno, il sogno di Vermeer. Tu vedi un
quadro, io ne vedo un altro, il libro d’arte lo colloca in un altro modo
ancora, la signora che compra la cartolina al negozio di souvenir del museo
vede qualcosa di completamente diverso, per non parlare della gente d’altri
tempi – quattrocento anni fa, quattrocento anni nel futuro-, non colpirà mai
nessuno alla stesso modo, e la maggior parte delle persone non ne verrà affatto
toccata in maniera profonda, ma – un quadro veramente grande è abbastanza
fluido da farsi strada nella mente e nel
cuore da ogni possibile angolazione, in modi unici e molto particolari. Sono
tuo, tuo. Sono stato dipinto per te.
