La saga di Elena Ferrante su “L’amica geniale” narra la “splendida
e tenebrosa” amicizia di Elena (Lenù) e Raffaella (Lila). Elena è fortunata e
può studiare, fino a prendere una laurea e diventare scrittrice. Lila invece è
costretta a rimanere nel suo quartiere e ad arrangiarsi con la vita, senza però
mai smettere di esercitare la creatività e l’inventiva.
I romanzi sono scritti nella “lingua di tutti i giorni per
indicare cose di tutti i giorni”, perciò non è lo stile che affascina.
Ciò che affascina è la storia, l’amicizia nel tempo tra Lila,
“sempre nello stesso luogo e sempre fuori luogo” e Lenù, che non riesce a
vivere i propri successi se non in funzione di Lila.
E perché affascina? Perché forse nella vita ognuno ha
incontrato, seppur per un attimo, un’amica “geniale”, alla quale si è
rapportata, che ha intimamente ammirato e cercato di emulare, e perciò è
inevitabile immedesimarsi in Lenù e tifare per il suo riscatto dalle maglie del
“genio”.