dove un
tremito scuote gli ultimi radi e tristi capelli grigi,
dove la
giovinezza impallidisce, si fa spettrale e muore,
dove il solo
pensare è tutto un tormento…»
John Keats, Ode a un usignolo
Trama
Il suo nome è “Everyman”,
come tutti, verrebbe da dire. Il romanzo di Philip Roth, poco più di cento
pagine intrise di morte, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex
mogli, tre figli, due maschi, Randy e Lonny, che nutrono rancore nei suoi
confronti, nati dal primo matrimonio, e una ragazza, Nancy, che lui ama sopra
ogni cosa, nata dal suo secondo matrimonio, un fratello maggiore, la cui stima
giovanile, con il passare dell’età si è trasformata in profonda invidia.
Il romanzo si apre
con la celebrazione del suo funerale. Seguono, poi, le vicende più
significative della sua esistenza, raccontata attraverso un continuo alternarsi
di salti avanti e indietro nel tempo, frammenti non disposti cronologicamente,
ma tenuti assieme saldamente dal collante irrespirabile della fine di ogni
cosa. “Incontri terrificanti con la fine?
Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé,
quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per
affiggersi pensando alla catastrofe finale!”. Il romanzo non racconta altro
che l’avvicinarsi a quella tanto odiata catastrofe finale.
