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1 lug 2013

Everyman - Philip Roth

«Qui dove stanno gli uomini, ascoltando gli eterni lamenti;
dove un tremito scuote gli ultimi radi e tristi capelli grigi,
dove la giovinezza impallidisce, si fa spettrale e muore,
dove il solo pensare è tutto un tormento…»
John Keats, Ode a un usignolo
 

Trama

Il suo nome è “Everyman”, come tutti, verrebbe da dire. Il romanzo di Philip Roth, poco più di cento pagine intrise di morte, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex mogli, tre figli, due maschi, Randy e Lonny, che nutrono rancore nei suoi confronti, nati dal primo matrimonio, e una ragazza, Nancy, che lui ama sopra ogni cosa, nata dal suo secondo matrimonio, un fratello maggiore, la cui stima giovanile, con il passare dell’età si è trasformata in profonda invidia.
 Il romanzo si apre con la celebrazione del suo funerale. Seguono, poi, le vicende più significative della sua esistenza, raccontata attraverso un continuo alternarsi di salti avanti e indietro nel tempo, frammenti non disposti cronologicamente, ma tenuti assieme saldamente dal collante irrespirabile della fine di ogni cosa. “Incontri terrificanti con la fine? Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé, quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per affiggersi pensando alla catastrofe finale!”. Il romanzo non racconta altro che l’avvicinarsi a quella tanto odiata catastrofe finale.