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12 set 2010

Mille volte amore - The Lift

Non importa come mi chiamo. Potrei avere un nome qualunque, banale, di quelli dei quali l’anagrafe è piena oppure uno di quei nomi strani e buffi che prendono piede quando i serial americani hanno successo. Se avessi un nome diverso sarei sempre la stessa e sarebbe sempre la stessa la storia che sto raccontando.


Abito in una metropoli di quelle che d’inverno soffrono il freddo e quando esci di casa ti cola il naso e ti lacrimano gli occhi tanto è pungente l’aria della mattina. D’estate invece soffochi dal caldo, mentre i tacchi stretti e sottili affondano e si incastrano nell’asfalto molle e un po’ di vapore da terra crea una strana atmosfera. Una di quelle città del Nord dove il cielo non è mai azzurro, se non quando il vento soffia forte e si vedono le montagna. Una città qualsiasi che non cambierebbe se avesse un nome diverso e non cambierebbe la storia, questa maledetta storia.

Non ero sposata. Non avevo figli. Ero sola a trentacinque anni e non chiedetemi perchè. Amori sbagliati, amori perduti, amori soffocati: nomi che, quelli sì, sono ancora talmente importanti che basta riecheggiarli per far sanguinare le ferite che mi porto dentro. Eppure non mi piangevo addosso: avevo il mio lavoro da una parte e dall’altra i miei amici ed i miei hobby, che difendevo strenuamente dall’invasione di colleghi che solo perchè non sei sposata e non hai figli si sentono in diritto di rifilarti lavori fino a tarda sera o durante il week-end.