Non importa come mi chiamo. Potrei avere un nome qualunque, banale, di quelli dei quali l’anagrafe è piena oppure uno di quei nomi strani e buffi che prendono piede quando i serial americani hanno successo. Se avessi un nome diverso sarei sempre la stessa e sarebbe sempre la stessa la storia che sto raccontando.
Non ero sposata. Non avevo figli. Ero sola a trentacinque anni e non chiedetemi perchè. Amori sbagliati, amori perduti, amori soffocati: nomi che, quelli sì, sono ancora talmente importanti che basta riecheggiarli per far sanguinare le ferite che mi porto dentro. Eppure non mi piangevo addosso: avevo il mio lavoro da una parte e dall’altra i miei amici ed i miei hobby, che difendevo strenuamente dall’invasione di colleghi che solo perchè non sei sposata e non hai figli si sentono in diritto di rifilarti lavori fino a tarda sera o durante il week-end.