Verranno forse dopo. Ma ci basta.»
FABIO PUSTERLA, Le terre emerse
Esiste un punto, «certo difficile
da trovare, ma che vale la pena cercare», in cui convergono le ipotesi piú
inconciliabili. È lí che - secondo quella che la fisica teorica chiama «teoria
generale del Tutto» - risiederebbe la spiegazione dell'universo. Per Alessandra
e Marinella, gemelle di quarantotto anni cui cui la vita ha riservato strade
molto diverse, quel luogo è la casa del padre che le ha abbandonate quando ne
avevano otto. Ora che è morto si ritrovano entrambe lí, tra quelle pareti che
lasciano filtrare ricordi e rancori, e che a tratti sembrano contenere un mondo
ben piú vasto. Per le sorelle quella vicinanza forzata si rivelerà una tortura
con il sorriso sulle labbra, una resa dei conti dagli esiti davvero
imprevedibili. Due ritratti di donne memorabili che, nel corso della lotta
senza quartiere che è il cuore della storia, trascineranno il lettore giú,
sempre piú giú, fino al buco nero in cui, forse, si trova la spiegazione di
tutto. Un racconto intimo, estremo, comico e tragico, perché sempre - proprio
sempre - attento alla vita. E per seguirla in tutti i suoi rivoli, alterna
parti al presente, di pura azione, e parti al passato, che sono la nicchia che
sa scavarsi il pensiero a modo suo. In quella nicchia una specie di coro greco
umanissimo e infragilito commenta la storia, entra nella testa dei personaggi
usando le parole di chi sa tutto e non sa niente: la voce traballa, è
fallibile, emozionata, compromessa, e per questo tanto piú capace di restituire
la complessità delle vicende umane e la contradditorietà degli individui.
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