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21 apr 2014


 
Ma che importa
l'eternità della
dannazione
a chi ha provato,
in un secondo,
l'infinito della
gioia?
(Charles Baudelaire, da Lo Spleen di Parigi)

15 apr 2014


Uomo libero, sempre tu amerai il mare! Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima. Il tuo spirito non è abisso meno amaro. (Charles Baudelaire, L'uomo e il mare, 2006)

Sea_in_my_eye_by_lidlshmidl.jpg
deviantart.com

4 mar 2013

Les Fleurs du Mal - C.Baudelaire

76 - Spleen

Graveyard_by_ChrisRosewarne.jpg
http://browse.deviantart.com/?q=graveyard#/art/Graveyard-138390015?_sid=3dce5d0f
 
Ho più ricordi che se avessi mille anni. Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci, di versi, di lettere d'amore, di verbali, di romanze e di grevi ciocche di capelli ravvolte entro quietanze, nasconde meno segreti che il mio triste cervello. È una piramide, un'immensa tomba, contiene più morti d'una fossa comune. - Io sono un cimitero aborrito dalla luna, in cui, come rimorsi, si trascinano lunghi vermi accanendosi continuamente sui più cari dei miei morti.
Sono un vecchio camerino pieno di rose passe, in cui giacciono in disordine mode sorpassate; e i pastelli miserevoli e i pallidi Boucher, soli, respirano il profumo d'una fiala lasciata aperta. Nulla eguaglia la lentezza di quei giorni azzoppati quando, sotto i pesanti fiocchi delle annate nevose, la noia, frutto della cupa indifferenza, prende le proporzioni dell'immortalità. - Già tu non sei più, o materia vivente, che un granito circondato da un vago spavento, assopito al fondo d'un Sahara brumoso; una vecchia sfinge ignorata dal mondo noncurante, dimenticata sulle mappe: il suo umore selvaggio non canta ormai che ai raggi del sole che tramonta.

Les Fleurs du Mal - C.Baudelaire

58 • Canzone di pomeriggio


 
From the World Wide Web
Sebbene le tue sopracciglia minacciose ti diano un'aria strana, che non è certo quella d'unn angelo, o strega dagli occhi allettanti, io t'adoro, o mia frivola, mia terribile passione, con tutta la devozione del prete per il suo idolo.
Il deserto e la foresta profumano le tue trecce grevi, il tuo capo ha gli atteggiamenti dell'enigma e del segreto.
Il profumo gira sulla tua carne come intorno a un incensiere; tu incanti come fa la sera, ninfa calda e tenebrosa.
Ah, i filtri più forti non valgono nulla a paragone della tua pigrizia, e tu conosci la carezza che fa rivivere i morti.
I tuoi fianchi sono innamorati della tua schiena e dei tuoi seni, e tu affascini i cuscini con le tue pose languide.
Qualche volta, per calmare la tua ira misteriosa, tu distribuisci con serietà il morso e il bacio;
tu mi strazi, o mia bruna, con il tuo riso canzonatore e poi posi sul mio un occhio dolce come la luna.
Sotto i tuoi scarpini di raso e i tuoi affascinanti piedi di seta, io depongo la mia grande gioia, il mio genio e il mio destino, la mia anima, che tu hai sanato, o colore e luce, esplosione d'ardore nella mia nera Siberia.